Cenni storici – Monte Sant’Angelo

Su uno sperone meridionale del Promontorio garganico, a 831 metri d’altezza, tra boschi secolari ed un mare di cristallo, si erge la città di Monte Sant’Angelo, dalla cui posizione panoramica, domina, ad ovest il Tavoliere ed a sud il Golfo di Manfredonia.
La roccia su cui il paese si adagia è di natura calcarea e, per questo motivo, si aprono al suo interno numerose caverne, tra cui notissima è quella di San Michele.
Le vicende di questa Grotta, designata dall’Arcangelo come sua sede terrena, costituiscono il fulcro dell’intera storia della città.
Secondo la leggenda, la prima delle apparizioni di San Michele risalirebbe all’ 8 maggio del 490 quando Gargano, ricco pastore eponimo della montagna, rientrando all’ovile con il suo gregge si accorse che mancava un toro. Organizzate le ricerche con i suoi servi, lo rinvenne presso una grotta, preso dall’ira, gli scagliò contro una freccia avvelenata, che tornando inspiegabilmente indietro colpì lo stesso Gargano. Impressionati dall’episodio, i Sipontini, si rivolsero  ad un vescovo, non meglio precisato, il quale ordinò un digiuno di tre giorni, al termine del quale l’Arcangelo apparse  allo stesso vescovo, dichiarando che l’evento era stato da lui voluto per dimostrare di essere inspector atque custos di quel luogo.
Le successive apparizioni sono del 492, del 493 e del 1656. Da questi eventi prodigiosi prese avvio la diffusione del culto micaelico nel mondo occidentale.
Nel corso della riorganizzazione politico-religiosa attuata dal ducato longobardo di Benevento, la Basilica di San Michele venne elevata alla dignità di Santuario Nazionale dei Longobardi del Mezzogiorno, divenendo ben presto meta, lungo il percorso della cosiddetta Via Sacra Longobardorum, di un intenso e mai interrotto flusso di pellegrinaggi. Saccheggiato dai Saraceni nell’869 e riedificato nell’871 da Ludovico II, il Santuario, nella seconda metà del X secolo, era tappa obbligata dei Crociati diretti in Terrasanta ed oggetto di venerazione da parte di condottieri, principi, sovrani e pontefici.
Intorno alla Sacra Grotta crebbe lentamente il paese; l’esigenza, infatti, di luoghi da destinare ai sempre più numerosi pellegrini fece formare le cosiddette “mansioni” che, trasformatesi successivamente in vere e proprie abitazioni, costituirono un vero e proprio agglomerato urbano.
Le prime notizie sul centro abitato risalgono al secolo X, presumibilmente il borgo era allora costituito dal solo quartiere Junno, con le sue caratteristiche case ad un piano e con porta centinata, sormontata da un’unica finestra, caratteristicamente allineate a schiera lungo i vicoli stretti  e tortuosi.
Dell’antico nucleo urbano sono degne di nota le fortificazioni normanne del castello ed il successivo ampliamento, d’epoca sveva, della cinta muraria e della fortezza.
Le mura del secolo XIII, in parte ancora visibili, si sono conservate in discrete condizioni sino a tutto il 1700, quando ancora contenevano lo spazio edificato.
A partire dal 1800, invece, l’infittirsi della densità edilizia ed il mutamento delle condizioni socio-economiche, hanno determinato la rottura ed il superamento del perimetro urbano originario e la costruzione, più ad oriente, di nuovi quartieri.
Poco lontano dalla Basilica, si erge la mole gigantesca ed irregolare del Castello, dai cui spalti la vista spazia dal Gargano sino al Golfo di Manfredonia, al Tavoliere, alle Murge. Le più antiche testimonianze storiche sulla edificazione della fortezza, risalgono ai tempi di Orso I, vescovo di Benevento e Siponto, il quale avrebbe fatto edificare ex novo, negli anni 837-838 d.C., il Castellum de Monte Gargano, il cui nucleo primitivo subì nel corso dei secoli continui ampliamenti e rifacimenti.
Il 25 giugno 2011 la città di Monte Sant’Angelo è diventata Patrimonio Mondiale dell’Umanità entrando a far parte dell’Unesco.

A cura dello Staff Animazione Gac.