Comune di Monte Sant’Angelo

Provincia: Foggia
Regione: Puglia
Superficie: 242,80 km²
Altitudine: 796 m s.l.m.
Coordinate Geografiche: Coordinate: 41°42′0″N – 15°58′0″E
Comuni confinanti: Cagnano Varano, Carpino, Manfredonia, Mattinata, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Vico del Gargano, Vieste
Abitanti: 13.491
Frazioni: Macchia (Marina di Monte Sant’Angelo, Ruggiano

Abitanti: 13.491
Santo Patrono: San Michele Arcangelo (29 settembre).

ITINERARI DI VISITA

IL SANTUARIO DI SAN MICHELE ARCANGELO

Da quindici secoli il santuario di San Michele Arcangelo è meta di un continuo flusso di pellegrini, i quali vi hanno lasciato testimonianze di ogni tipo e ne hanno fatto uno dei luoghi privilegiati della fede e della devozione popolare. Sulla montagna garganica si sono incontrati rappresentanti di etnie, culture e civiltà diverse, dal Mediterraneo bizantino al mondo germanico, che hanno contribuito a conferire una coscienza unitaria all’Europa medievale.

La leggenda della fondazione del santuario è contenuta nel Liber de apparizione sancti Michaelis in monte Gargano (Apparitio) risalente alla metà dell’VIII secolo. Il racconto è costituito da tre episodi, detti rispettivamente del “toro”, della “battaglia” e della “consacrazione della grotta”.

Nel primo si racconta che Gargano, ricco pastore della montagna, rientrando all’ovile col suo gregge, si accorse che mancava un toro, organizzate le ricerche con i suoi servi, lo rinvenne presso una grotta, preso dall’ira, gli scagliò contro una freccia avvelenata, che, tornando inspiegabilmente indietro, colpi’ lo stesso Gargano. Impressionati dall’episodio, i Sipontini si rivolsero al vescovo, il quale ordinò un digiuno di tre giorni, al termine del quale l’Arcangelo apparve allo stesso vescovo, dichiarando che l’evento era stato da lui voluto per dimostrare di essere il custode e il patrono del luogo.

Nel secondo episodio si narra di una battaglia che i Napoletani (Bizantini) fecero contro i Sipontini e Beneventani (Longobardi), i quali, protetti dall’Arcangelo, conseguirono la vittoria.

Nel terzo episodio l’Arcangelo apparve nuovamente al vescovo di Siponto, per rivelare che non spettava ai sipontini dedicare la grotta, da lui stesso edificata e dedicata.

LA VISITA AL SANTUARIO

L’ATRIO SUPERIORE

Il santuario, con le sue strutture antiche, moderne e contemporanee, si presenta come una sorta di museo, nel quale sono custodite testimonianze artistiche e artigianali di epoche e stili diversi, che si sono accumulati attraverso i secoli, testimoniando una frequentazione ininterrotta del luogo sacro.

Il pellegrino che intende visitare il santuario può iniziare il suo percorso dall’atrio superiore, cui si accede direttamente dal Corso principale della città. L’ atrio è delimitato da pilastri di pietra di grosse dimensioni e da una cancellata in ferro. Il primo impatto del visitatore è con l’imponente facciata ad arcata doppia, con duplice portale; le due arcate a sesto acuto sono sormontate da un frontone triangolare; al centro, tra due rosoni, è posta la statua dell’Arcangelo Michele. Il monumentale portale destro fu realizzato nel 1395 su committenza di una principessa angioina effigiata in atteggiamento orante ai piedi della Madonna con Bambino tra i santi Pietro e Paolo. Sul lato sinistro nel 1865 è stato realizzato il secondo portale, nella cui lunetta una scultura moderna ripropone la scena della Processione dei sette vescovi pugliesi con il clero e il popolo che entrano nella grotta consacrata da San Michele.

IL CAMPANILE

Nell’ angolo destro dell’atrio si erge il campanile angioino, un maestoso monumento ottagonale che attira anche da lontano il pellegrino. È un’imponente torre, articolata in quattro piani, con arcate cieche a tutto sesto, siglata all’esterno da cornici di varia fattura, delle quali pregevole è quella tra il secondo e il terzo piano su mensole decorate con motivi floreali e geometrici; i piani, internamente voltati a cupola, presentano aperture monofore e bifore. Nell’interno sono state ricavate tre celle a cupola, a cui vi si può accedere attraverso una scala a chiocciola.

LA SCALINATA

Superando il portale d’ingresso, compare la scalinata, costituita, per un totale di 86 gradini, da cinque rampe, risistemate nel 1888. È coperta da volte a costoloni e affiancata da arcosoli che ospitano tombe di personaggi di rilievo. Illuminata da piccole finestre, presenta sulle pareti resti di affreschi, croci, scudi, elmi, stemmi araldici, iscrizioni e, talvolta, in caratteri gotici, segni devozionali, serie di nomi, figure geometriche, impronte di mani e piedi.

L’ATRIO INFERIORE

La “Porta del Toro” introduce nell’atrio inferiore. Sui tre lati si snoda una struttura con profondi arconi, che sostengono le mensole di un ballatoio; sotto gli arconi sono collocate sepolture e cappelle funerarie. Sul lato frontale ci sono sei scalini semicircolari su cui si apre il portale romanico che introduce alla grotta.

Il portale di bronzo, in due ante, è costituito da una pesante intelaiatura di legno rivestita di formelle in oricalco (lega di rame, zinco, piombo e poco argento), fissate da cornici dello stesso metalli fermate da borchie. Nelle cornici rettangolari sono incastonate, per ogni anta, dodici formelle che raffigurano, tra gli altri, episodi dell’Antico e Nuovo Testamento connessi con le apparizioni dell’Arcangelo Michele e, in un caso, di Gabriele.

LA NAVATA ANGIOINA E LA CAPPELLA DEL SANTISSIMO SACRAMENTO

Oltrepassata la porta di bronzo, si accede alla navata angioina, composta da un ambiente rettangolare che si sviluppa con asse est-ovest ed è ortogonale rispetto alla grotta; la costruzione, sviluppata in altezza e realizzata in conci di pietra calcarea, si articola in tre campane, divise da archi acuti, con volte a crociera, che poggiano su colonne.

Sul fondo, nell’abside, si può ammirare la cappella del Santissimo Sacramento, il cui altare fu eretto nel 1547. All’interno di nicchie sono collocate tre sculture in pietra che rappresentano, da sinistra a destra, San Nicola di Bari, San Giuseppe e Sant’Antonio da Padova. Nella parte superiore, in altorilievo, è raffigurata la scena dell’Annunciazione.

All’inizio della navata angioina, sulla parete destra, si può ammirare L’ALTARE DI SAN FRANCESCO, in memoria del pellegrinaggio che, secondo la tradizione, il Santo di Assisi compi’ nel Santuario e, ritenendosi indegno di entrare nella grotta consacrata, si fermò in preghiera all’ingresso.

Svoltando a destra e addentrandosi nella grotta, si perviene alla SACRESTIA, che occupa l’area dell’antica cappella patrizia.

L’AREA PRESBITERIALE

L’ area presbiteriale, alla quale si accede attraverso sei gradini, occupa la parte meridionale della grotta.

Sulla destra, accanto all’altare maggiore, è collocata, in una nicchia decorata con una cornice ornamentale, una statua di San Sebastiano (fine XV secolo).

Sull’altare maggiore è collocata la statua dell’ Arcangelo Michele, in marmo bianco di Carrara, tradizionalmente attribuita ad Andrea Sansovino. Essa poggia su un basamento di marmo, decorato con motivi vegetali a basso rilievo. San Michele è rappresentato nell’atto di sconfiggere il demonio, schiacciandolo col piede sinistro e tenendolo legato con una catena; il braccio destro, levato dietro il capo, brandisce la spada in segno di vittoria.

Accanto alla statua dell’Arcangelo, il 21 novembre 2004, solennità di Cristo Re, è stata collocata una nuova croce, opera di un artista lucchese.

Sulla sinistra dell’altare maggiore è collocato, addossato alla parete rocciosa della grotta, il trono vescovile, in marmo, composto da elementi risalenti ad opere diverse.

In occasione della visita di Giovanni Paolo II del 24 maggio 1987, il Comune di Monte Sant’Angelo ha donato al santuario una lampada votiva, accesa, per la prima volta, dal papa.

 

IL COMPLESSO MONUMENTALE DI SAN PIETRO

Il complesso monumentale è costituito dai resti della chiesa di San Pietro, dall’enigmatico battistero di San Giovanni in Tumba (Tomba di Rotari) e dalla duecentesca chiesa di Santa Maria Maggiore.

Affonda nell’Altomedioevo le sue origini avvolte da suggestive leggende e tradizioni agiografiche. Una breve rampa di scale, che dall’atrio superiore della Basilica micaelica scende nel cuore del quartiere Junno, collega i due nuclei religiosi lambendo il portale della chiesa di San Pietro che si apre nella superstite facciata seicentesca. Varcando l’ingresso, si accede al grandioso complesso dalla connessione di tre edifici interessati, nel tempo, da ripetuti rimaneggiamenti, trasformazioni e demolizioni, al punto che oggi risulta poco agevole la lettura delle diverse fasi costruttive.

IL CASTELLO

Poco lontano dalla Basilica, si erge la mole gigantesca ed irregolare del Castello, dai cui spalti la vista spazia dal Gargano sino al Golfo di Manfredonia, al Tavoliere, alle Murge. Le più antiche testimonianze storiche sulla edificazione della fortezza, risalgono ai tempi di Orso I, vescovo di Benevento e Siponto, il quale avrebbe fatto edificare ex novo, negli anni 837-838 d.C., il Castellum de Monte Gargano, il cui nucleo primitivo subi’ nel corso dei secoli continui ampliamenti e rifacimenti.

LA CHIESA DI SAN FRANCESCO

La chiesa di San Francesco testimonia oltre sei secoli e mezzo di presenza dei Padri Conventuali, una delle tre famiglie, insieme a quella dei Frati Minori e dei Cappuccini, scaturiti, nel tempo, dall’Ordine religioso nato per volontà del Poverello d’Assisi nel 1209 e approvato dal papa Onorio III nel 1223.

Parte dell’originario portale, a destra dell’attuale ingresso ed un locale oggi adibito a cappella interna (sempre sul lato destro della navata unica ), recuperati dopo i restauri eseguiti nell’ ultimo ventennio del secolo scorso, evidenziando alcuni dei primitivi elementi decorativi trecenteschi. Dopo la soppressione della comunità monastica avvenuta nel 1861, il Convento è stato adibito prima a scuola e, attualmente, a sede del Museo delle Arti e Tradizioni Popolari del Gargano.

CHIESA DELLA SS. TRINITA’ ED EX CONVENTO DELLE CLARISSE

Il complesso, sorto a ridosso delle mura di cinta che dal Castello, giù per il rione Junno e fino al rione Coppa, ai lati della chiesa San Giuseppe, cingeva la città dell’ epoca, in origine appartenne alle Monache Clarisse che lo fondarono nei primi anni del Quattrocento, grazie all’ interessamento di un nobile montanaro che provvide al finanziamento dell’opera e alla costituzione della dote del monastero.

La Chiesa fu definitivamente abbandonata nel maggio del 1887 e la comunità disciolta. Dopo i restauri effettuati a seguito dei danni subiti durante il terremoto del 1980, il Monastero è stato adibito a sala convegni, divenendo la sede del Centro Studi Micaelici e Garganici dell’ Università degli Studi di Bari, diretto da Giorgio Otranto. Recenti lavori hanno consentito il recupero si nuovi spazi espositivi e vi è trasferita la Biblioteca civica.

CHIESA DI SAN BENEDETTO ED EX CONVENTO DEI CELESTINI

Il complesso monastico, situato a ridosso della vecchia cinta muraria, nella parte sud della città, fu fatto edificare intorno al 1340 dalla principessa angioina Agnese di Durazzo. L’edificio ecclesiale ed il convento annesso, quest’ultimo oggi adibito a Palazzo di Città, vennero affidati prima ai Padri Celestini ed in seguito ai Padri Lazzari.

CHIESA DI SANT’ ANTONIO ABATE

Ubicata al di fuori delle antiche mura della città, lungo uno dei percorsi seguiti dai pellegrini per raggiungere la Sacra Grotta, questa piccola chiesa rappresenta uno splendido esempio di architettura sacra romanico-pugliese del XII secolo, con l’interno a navata unica divisa in tre zone da due arcate ogivali, un portale finemente intagliato ed una vivace effige del Santo Abate nella lunetta.

 

CHIESA DI SANT’APOLLINARE

Il piccolo tempio di Sant’Apollinare è ubicato nel’antico rione Grotte, probabilmente il primo nucleo insediativo della città.

CHIESETTA DI SAN SALVATORE

Proprio nel cuore dell’antico rione Junno, a ridosso delle mura medievali, sorge questa piccola chiesa che si ipotizza possa risalire all’età longobarda.

CHIESA DI SAN NICOLO’ ED EX CONVENTO DEI CAPPUCCINI

Il convento dei Cappuccini, posto lungo l’antica cinta muraria della città, poco distante dal Castello, e al di sopra di una cappella dedicata a San Nicola, venne costruito a partire dal 1595. La vicinanza della Basilica dell’Arcangelo e i buoni rapporti con il clero locale determinarono l’importanza di questo convento.

CHIESA DELLA MADONNA INCORONATA

Poco o niente è stato scritto di questo piccolo quanto suggestivo tempio posto, come a guardia della città, nella valle di Sant’Oronzo appena fuori le antiche mura. L’edificio in muratura, un tempo dedicato a San Leonardo, scandisce il grande ambiente scavato, in parte, nel banco roccioso.

SANTA MARIA DEGLI ANGELI

Su una collinetta, a circa tre chilometri dall’abitato di Monte Sant’Angelo, in direzione nord-ovest, si affaccia sul Golfo di Manfredonia la chiesetta campestre di Santa Maria degli Angeli che, secondo la tradizione, fu fondata da San Francesco d’ Assisi, mentre tornava dal suo pellegrinaggio alla sacra Grotta.

L’ edificio di forma rettangolare è abbellito da un portale del XIII secolo, riproducente, appunto, la Madonna degli Angeli. L’ ìnterno della Chiesa era adorno di affreschi che, purtroppo, sono andati perduti a causa dell’umidità. Nell’edificio era anche custodita una Madonna seduta tra le nuvole, con il Bambino in braccio.

ABBAZIA DI SANTA MARIA DI PULSANO

Su di un vasto altopiano, a circa 8 km da Monte Sant’Angelo, si distinguono i ruderi di Santa Maria di Pulsano, edificata nel 591 sui resti di un antico tempio pagano. Poco note sono le vicende storiche dell’Abbazia, sino al XII secolo, quando l’intervento di San Giovanni da Matera e della sua Congregazione Pulsanese, la fece risorgere dal grave stato di abbandono in cui versava.

Nel 1991, grazie al movimento “Cristiani Pro Pulsano”, costituito da volontari di Manfredonia e Monte Sant’Angelo, che si prefiggevano di tenere viva la memoria storica dell’Abbazia, si è avviato il recupero culturale e materiale del luogo, culminato, nel 1997, con l’insediamento di una comunità monastica latina e bizantina, originariamente collegata alle Diocesi di Manfredonia-Vieste e di Piana degli Albanesi.

Attualmente, dopo numerosi interventi di recupero e consolidamento architettonico, il complesso abbaziale è perfettamente fruibile; dotato di una foresteria che può ospitare piccoli gruppi, organizza, tra le tante attività, corsi di iconografia. Notevole la biblioteca, composta da oltre 20.000 volumi, che annovera la donazione ad opera della famiglia dello scomparso Tommaso Federici, noto giornalista e accademico, sepolto nei pressi dell’Abbazia.

TRADIZIONI ALIMENTARI

Già inserito nell’elenco ministeriale delle “specialità tradizionali garantite”, il pane è considerato l’icona indiscussa della tavola montanara. Queste “ruote”, dalla crosta scura e dalla mollica color bianco latte, sprigionano, appena sfornate, un profumo intenso e irresistibile, che lascia una scia ododrosa nei paraggi dei forni. La particolarità di questo straordinario pane, deriva dall’impiego di farina di grano tenero, dalla lievitazione naturale in altura, e dalla lavorazione lenta ed articolata in fasi ben distinte.

Però innumerevoli sono i prodotti tipici che si possono trovare in questa zona, degni anch’essi di essere annoverati per la loro qualità ed unicità; uno di questi è, senza dubbio, il formaggio. Infatti, proprio dai pascoli profumati d’altura, ha origine il caciocavallo podolico, formaggio semiduro, a pasta cotta e filata, compatta e di colore bianco, tendente al giallo paglierino, il quale si intensifica nel prodotto stagionato, le sue caratteristiche organolettiche, inimitabili, sono dovute alle erbe aromatiche del Gargano e alla bravura dei casari, che traducono in arte le loro arcaiche e semplici tecniche di lavorazione.

Altro formaggio caratteristico è il cacioricotta di capra garganica.

Tuttavia nessun piatto conserverebbe il proprio gusto speciale senza l’ingrediente “segreto“, l’olio extravergine d’oliva Dauno Dop Gargano. Enormi alberi d’ulivo costeggiano il mare nella piana di Macchia (in territorio di Monte Sant’Angelo), la cui varietà è quella della “Ogliarola Garganica”, hanno dato vita ad un olio dalla qualità insuperabile. Colore che varia dal verde al giallo, odore fruttato medio con sensazione erbacea, sapore fruttato e retrogusto con sensazione mandorlata, sono le caratteristiche organolettiche che contraddistinguono questo prodotto.

In ogni dove, Monte Sant’Angelo, offre tracce di passato da rivisitare con il gusto, ricreando una memoria storica avvolta da un alone di leggenda e, proprio in questi percorsi, incontriamo un dolce prelibato, che in questa terra ha la sua dimora, le ostie ripiene. Due cialde ovali di ostie, dal ripieno di mandorle tostate, caramellate con zucchero e miele, a cui la cannella dona il caratteristico odore speziato.

Ma, per i più golosi, non è assolutamente da perdere il poperato, tarallo scuro, speziato, dal profumo intenso, fatto di ingredienti ricchi e molto aromatici: cannella, chiodi di garofano, alloro, miele, cioccolato, cacao e mosto cotto, farina, zucchero, succo di arancia e buccia di limone. L’ impasto, lavorato su una spianatoia, viene chiuso a forma di ciambella, intervallata da tagli, detti, in dialetto locale, “ntacc”.

A cura dello staff Animazione Gac.